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La famiglia Fanini è da sempre impegnata nel mondo del ciclismo femminile…
L’avventura inizia nella stagione 1968 con la nascita di un team dedicato al gentil sesso e diretto da Pietro Fanini. In sella, fra le altre, la moglie dello stesso Pietro (Rosanna Paolinelli) e quella di Ivano (Mariapia Berti). Nonostante l’agguerrita concorrenza di atlete del calibro di Tartagni, Bissuri e Brovedani, Rosanna e Mariapia riescono a conquistare numerosi successi che contribuiscono a far conoscere la squadra in tutta Italia. In quegli anni si correva in un’unica categoria: giovani e anziane.
Nel’ ’86, con l’avvento del team “Mamma Fanini” si apre la seconda fase. La nuova società, impegnata sia in campo maschile che nel femminile, sorge per ricordare la madre dei fratelli Fanini conosciuta da tutti come la “mamma dei corridori”, poichè era solita accudire e coccolare tutti gli atleti che transitavano da quelle parti.
Nel frattempo fra le “piccole” cicliste si sta già mettendo in mostra Michela Fanini che inizia a fare incetta di vittorie; successi che spesso arrivano a “danno” dei maschietti. La scalata di Michela è imperiosa, tanto che appena approdata nelle Juniores entra subito a far parte della nazionale di categoria e mette a segno vittorie in Olanda e Francia .
Nel ’92 fa la sua prima apparizione la “Fanini Arte Sprint Biciclette”. Michela vince tre Tappe alla Grand Boucle, due al Giro di Olanda, con la perla del successo nel Campionato Italiano a Montebelluna.
Con questa società, quasi per scommessa, Brunello Fanini rilancerà il Giro d’Italia, da qualche anno finito nel dimenticatoio. Ed è proprio la corsa rosa a proiettare in orbita Michela con un positivo quinto posto e la maglia bianca come miglior giovane (edizione ’93). Straordinaria la medaglia di bronzo conquistata ai Campionati del Mondo in Norvegia con la cronometro a squadre (nel quartetto insieme a Valeria Cappellotto, Luperini e Bonanomi); per Michela anche l’ottimo quarto posto su strada, a pochissimi millimetri dal podio.
Gioie e dolori: il ’94, infatti, è l’anno che segna nel bene e nel male la carriera e la vita della campionessa lucchese. Prima con le vittorie a ripetizione ottenute al Giro D’Italia (una tappa e successo finale) e al Tour (4 tappe alla Grand Boucle), 3 vittorie al Tour della Cee, 3 al Giro di Olanda; poi con la delusione seguita alla sfortunata caduta ai Campionati del Mondo in Sicilia (quando è ad un passo dal trionfo) e infine con la sconfitta più grave, quella che non ammette repliche: la scomparsa a soli 21 anni, dopo un tragico incidente stradale.
Il ricordo di Michela non si è mai affievolito come dimostrano le numerose attestazioni di affetto e le intitolazioni di piazze e strade.
Fra queste da segnalare la piazza centrale di Segromigno, quella di Paganico (Grosseto), una pista ciclabile a Torre del Lago e una a Cervia (Ravenna), il ciclodromo a Vaiano di Prato e le vie a Mozambano (Mantova) e a Crocetta del Montello (Treviso).
A questi sinceri riconoscimenti va aggiunta, con gran piacere, la scoperta che hanno fatto i giornalisti della Gazzetta dello Sport quando in Aquitania (sud-ovest della Francia) hanno scovato una piccola ma accogliente (e frequentatissima) cappella dedicata ai ciclisti che hanno fatto la storia di questa disciplina: la Notre-Dame Des Cyclistes con la foto di Michela Fanini posta all’ingresso del Santuario, a far da ala ad una statuetta della Vergine insieme al famoso passaggio della borraccia fra Coppi e Bartali.
Il tutto senza dimenticare che una maglia della campionessa lucchese si trova nel Museo del Ciclismo del Ghisallo (Como), insieme agli immortali Coppi, Bartali, Pantani…
A lei è stata dedicata anche la squadra di professioniste (la Michela Fanini Record Rox) e il Giro della Toscana Internazionale Femminile organizzato proprio in suo onore da papà Brunello; una manifestazione che si corre ogni anno a metà settembre con tutte le migliori atlete in circolazione a livello mondiale.
Numerosissime e prestigiose sono le vittorie del team lucchese con le “chicche” della conquista di due Campionati del Mondo nel 2000 con la bielorussa Zinaida Stahurskaia e nel 2009 con Tatiana Guderzo.
Da ricordare anche i successi ottenuti ai Campionati Europei Under 23 con la francese Elisabeth Chevanne Brunel (1997) e con la lituana Rasa Leleivyte (2003); le vittorie in prove di Coppa del Mondo con la tedesca Regina Schleicher (2002) e con la lituana Edita Pucinskaite (2004).
E ancora… i trionfi al “Trophee D’Or” in Francia (Pucinskaite nel 2004), al “Tour de Limousine (2010 e 2011 con l’estone Grete Treier), al “Gracia Orlova” in Repubblica Ceca con la svizzera Nicole Brandli (2004).
E come dimenticare i numerosi titoli nazionali a partire da quello conquistato da Monia Baccaille (2009), per proseguire con Edita Pucinskaite (Lituania), Veronica Leal Balderas (Messico), Malgorzata Jasinska (Polonia), Nina Ovcharenko (Ucraina), Martina Ruzickova (Repubblica Ceca), Grete Treier (Estonia), Michal Ella (Israele) e Liisi Rist (Estonia).
Molti anche i successi ottenuti in pista con Annalisa Cucinotta (due titoli italiani e un secondo posto finale in Coppa del Mondo nel 2007), nel ciclocross e nelle Gran Fondo dove il nome di Michela Fanini ha sempre fatto la sua gran bella figura.
Insieme alle campionesse sono anche cresciute molte giovani interessanti ed è cresciuto il gruppo dei dirigenti e dei collaboratori che orbitano intorno alla società del vulcanico patron Brunello Fanini.

Maurizio Tintori